Dove si Trasferiscono i Ricchi e per quali Motivi?

19 Ottobre 2021

Jeff Bezos, Elon Musk, Bill Gates…

Ecco chi sono i ricchi nell’immaginario comune, persone talmente ricche da fare notizia,

ma chi sono veramente i ricchi, qual è la definizione di ricco e soprattutto come questi ricchi attuano la propria pianificazione fiscale e dove si trasferiscono per pagare meno tasse?

se non te lo sei mai chiesto, beh dovresti, soprattutto se non lavori solo per riempire la giornata

Chi sono i ricchi e dove si trasferiscono?

Innanzitutto, cerchiamo di capire chi sono i ricchi. Secondo una ricerca della New Wealth Research viene considerato “ricco” chi ha un networth di almeno un milione di dollari, ovvero chi ha accumulato soldi sotto forma di real estate o di denaro su un conto corrente fino ad un milione di dollari.

In questa definizione di “ricco” potresti esserci anche tu, e, anche se non rientri in questa definizione, ti consiglio di leggere le prossime righe con attenzione perché alcuni elementi di questa pianificazione fiscale potrebbero applicarsi anche alla tua situazione.

Andiamo subito a vedere quali sono i paesi dove i ricchi si trasferiscono più volentieri secondo questa ricerca, da tenere in considerazione però, che sono dati pre-Covid, e quest’ultimo, come potrai immaginare, ha avuto delle conseguenze negative sul numero di trasferimenti nell’ultimo periodo.

In quali Paesi i ricchi preferiscono trasferirsi e per quali motivi?

E bene, è una classifica che potrebbe sorprenderti sotto un certo profilo perché, probabilmente, non sono i paesi a cui stai pensando. Senza tenerti sulle spine, sono, in ordine:

Australia, Stati Uniti e Canada.

Si capisce quindi che i ricchi non fanno riferimento unicamente al risparmio fiscale, ma guardano un’altra lista di fattori ben più importanti per loro tra cui: la qualità della vita, la qualità dei servizi, la lingua che si parla all’interno del Paese (con preferenza per l’inglese), un’istruzione di alto livello per i figli e infine la stabilità politica ed economica.

Dopodiché vanno a guardare anche tutti gli elementi di pianificazione in termini di protezione del patrimonio. Quindi banalmente la presenza di una patrimoniale e la presenza di una tassa sulle successioni o sulle donazioni.

Questi sono dunque i tre Paesi più gettonati nell’epoca pre-Covid, staremo a vedere appena sono disponibili i dati, che cosa è successo e che cosa è cambiato nel post-Covid.

Parliamo invece dei paesi che sono andati peggio. I Paesi che sono stati abbandonati dai ricchi sono la Cina, l’India, la Turchia, la Russia e, tenendoci in Europa, il Regno Unito. Quest’ultimo ha subito ripercussioni negative dall’instabilità politica ed economica legata alla Brexit e dalle problematiche economiche che sono correlate all’uscita dall’Unione Europea.

Motivi fiscali e patrimoniali per scegliere un Paese in cui trasferirsi

Abbiamo visto gli elementi che i ricchi tengono in considerazione sotto un profilo non meramente patrimoniale. Andiamo invece ad analizzare quali sono gli elementi di pianificazione fiscale e patrimoniale che le persone facoltose prendono in considerazione e quindi che cosa dovresti tenere a mente anche tu, prima di trasferirti in un determinato Paese.

1. Tax status

Il primo elemento da valutare è il tax status. Dopo aver selezionato il Paese che fa per te e la tua famiglia, devi capire come si fa ad ottenere la residenza fiscale in quel determinato Paese. Questa è una variabile che cambia molto di Stato in Stato.

Vediamo i principali fattori che determinano l’ottenimento della residenza fiscale:

  • Sulla base dei legami al Paese

Alcuni Paesi conferiscono la residenza fiscale sulla base del centro degli interessi vitali, quindi vanno a vedere qual è il numero di ties, di legami che hai nei confronti di quel Paese.
Per esempio: hai un lavoro all’interno di quella giurisdizione, ti trasferisci con la famiglia, hai dei parenti all’interno di quella giurisdizione, hai fatto investimenti finanziari etc… Quindi maggiori sono gli elementi di collegamento, maggiori sono i tuoi interessi, maggiore è la possibilità che tu venga considerato fiscalmente residente in quel Paese. Questo a prescindere dal numero di giorni che trascorri all’interno del territorio.

  • Sulla base della presenza nel Paese

Altri invece si basano sulla presenza fisica e quindi fanno un presence test. Fondamentalmente ti vanno a fare il computo delle notti che spendi all’interno di quel determinato paese, pensiamo per esempio al Regno Unito.

  • Sulla base del luogo di domicilio

Altri ancora basano la residenza fiscale sulla base del domicilio. Questo vuol dire che sei fiscalmente residente, se ottieni la cittadinanza in un determinato Paese o se sposi una persona di quel determinato paese.

  • Attenzione alle Blacklist del tuo Paese di origine

Bisogna poi fare attenzione anche alle presunzioni di residenza, sono da tenere in considerazione le cosiddette blacklists che vengono applicate non solo dall’Italia, ma anche da altri Paesi. Ad esempio, la Francia considera “blacklisted” il Principato di Monaco, quindi anche se un francese si trasferisce fisicamente nel Principato, si presume che rimanga fiscalmente residente in Francia. Gli italiani hanno difficoltà a trasferirsi a Dubai perché si presume che la loro residenza fiscale rimanga, fino a prova contraria, ancora in Italia.

Quindi, come potete intuire le tipologie di determinazione della residenza fiscale e i trabocchetti lungo il selciato sono tantissimi, facciamo molta attenzione.

2. Timing mismatch

Il secondo punto da prendere in considerazione nella tua pianificazione è il cosiddetto timing mismatch. Di che cosa parlo?
Parlo della mancata coincidenza tra l’anno fiscale del Paese da cui ci si trasferisce e l’anno fiscale del Paese di destinazione. Questo perché rischierei di essere considerato fiscalmente residente in entrambi i paesi per lo stesso periodo di imposta, dando origine a problematiche di doppia imposizione.

Pensiamo semplicemente all’anno fiscale italiano, che va dal 1° gennaio al 31 dicembre, e a quello inglese, che va dal 5 aprile al 4 aprile dell’anno successivo, se mi trasferisco in un periodo dell’anno a cavallo fra i due, rischio di essere considerato fiscalmente residente in due paesi.

Alcune convenzioni prevedono il cosiddetto split year, cioè separano nettamente il dies a quo: da quel giorno in poi si è considerati fiscalmente residenti nell’altro Paese e così risolvono questo problema di doppia tassazione alla radice.

La maggior parte delle convenzioni, però, non prevedono questa clausola e quindi questo problema è molto ricorrente e, evidentemente, va fatta una pianificazione preventiva e non successiva.

3. Perdita di status

Dopodiché bisogna fare attenzione al terzo elemento, cioè la perdita dello status.

Dopo aver studiato come ottenere lo status di persona fiscalmente residente nel paese di destinazione, devo capire cosa succede nel paese di origine, se perdo o meno lo status di residente e come.
Inoltre dovrò verificare se esiste una cosiddetta exit tax, una tassa sempre più frequente in Europa. In Italia l’exit tax si applica alle società, ma non alle persone fisiche, però in altri Paesi come ad esempio la Francia si applica anche a persone fisiche. Infatti, quando lascio la Francia rischio di vedermi applicare una possibile capital gain tax sulle partecipazioni sostanziali che ho in società francesi, anche se non ho venduto queste partecipazioni, lo Stato francese presume che io l’abbia fatto e mi ci applica la capital gain tax.

Questo è un giochetto abbastanza complicato che diverrà sempre più frequente, la Spagna sta per introdurla, molto probabilmente l’Italia seguirà anche se non c’è nessun disegno di legge ad oggi.

Per carità di Dio però, non mi fraintendete, non correte ai ripari, non abbiate paura, ma sappiate che prima o poi succederà.

4. Strategie di tax referral

Il quarto elemento da verificare è l’esistenza o meno strategie di tax referral da applicare.
Ti faccio un esempio pratico: se hai una minusvalenza su eventuali partecipazioni da realizzare e hai dei redditi imponibili pregressi nel paese di origine, potrebbe avere senso realizzare quella minusvalenza, che magari è soltanto latente in quel momento, prima di andare via. Perché la potresti usare a compensazione da base imponibile tassabile di debiti pregressi.

Se invece hai una plusvalenza da tassare, allora probabilmente ti conviene aspettare di trasferirti nel paese di destinazione dove magari la plusvalenza non è tassata.
Molti miei clienti negli ultimi anni si sono trovati in questa situazione dopo aver realizzato una plusvalenza con le cripto, in questo caso conviene trasferirsi in un Paese come il Portogallo o Germania (che non tassano questo genere di guadagni) prima di realizzare la plusvalenza.

5. Normative antiabuso

Quando vado a trasferirmi in un paese devo vedere quali sono le normative antiabuso di quel paese e quindi, più semplicemente:
che cosa posso fare con i miei soldi e con le mie società? Le posso mantenere io stesso? Ho bisogno di un director locale? Quali sono le implicazioni? Sono implicazioni di esterovestizione e di control foreign companies?

Questi sono tutti elementi specifici che devono essere smarcati con un consulente locale.

6. Entry tax

Il sesto elemento da prendere in considerazione è quello della entry tax, che è una cosa al limite del “fantafisco”.
Per il semplice fatto che sto entrando, lo Stato potrebbe applicarmi una tassazione sui miei assets. Tendenzialmente questa situazione non si verifica, ma recentemente in fiscalità se ne parla sempre più frequentemente e forse nei prossimi anni potrebbe diventare una realtà in alcuni paesi. Non aspettare ancora, inizia a muoverti già da oggi con un consulente di fiscalità internazionale.

7. Tassazioni a regime speciale

Il numero sette riguarda l’eventuale presenza di regimi di tassazione speciali favorevoli. Bisogna verificare l’esistenza o meno di agevolazioni per HNWI (High Net Worth Individual) nel paese di destinazione.

Per esempio, la Svizzera applica una lump-sum taxation per i nuovi ricchi, cioè una tassazione flat. Lo stesso fa la Grecia, che ti applica una tassazione flat sui redditi esteri fino a 100,000€ per anno, ed è tutto quello che paghi, anche se guadagni milioni di euro; un po’ quello che succede in Italia con la legge Ronaldo.

Anche Cipro, ha una tassazione a regime speciale, il cosiddetto “expat individual regime”, tale per cui le passive income, ricevuti fuori da Cipro a Cipro, per i neo residenti non sono tassati.

Così pure il Regno Unito, che mette a disposizione, per i neo-residenti, la possibilità di essere considerati non-domiciled e quindi sfruttare la remittance basis, per cui tutti gli income, che non derivano dal Regno Unito e che non sono immessi su un conto corrente nel Regno Unito, non sono tassati.

Questi regimi speciali sono tantissimi e cambiano di anno in anno. Molto spesso alcuni sono contrastati dalla Commissione Europea e quindi anche questi vanno studiati con un professionista, perché potrebbero cambiare da un mese all’altro.

8. Importazione di asset e dazi

L’ottavo elemento da prendere in considerazione riguarda l’importazione degli assets. Se sono un ricco e ho assets importanti come yacht o macchine di lusso, quando li vado a reimmatricolare oppure li porto con me nel paese di destinazione, devo stare attento perché potrei subire l’applicazione di dazi considerevoli.




Spero che questa carrellata di informazioni ti abbia dato qualche spunto per pianificare al meglio il tuo trasferimento, ricorda che, soprattutto con un patrimonio ingente, bisogna fare molta attenzione agli aspetti cangianti delle varie giurisdizioni, e prevenire è sempre meglio che curare

Se vuoi farti due chiacchiere con me ti aspetto, altrimenti alla prossima !!

Wish you all the very best

Luca Taglialatela

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp
Leggi Anche:

Iscriviti alla Newsletter

Iscrivendoti alla nostra Newsletter potrai scaricare gratuitamente 23 pagine di “Andare offshore!”, le 20 regole base per aprire una società offshore!